Storia di Ragusa
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IL GIARDINO DEI SOSPIRI

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e-mail:

  ilgiardinodeisospiri@virgilio.it

 

AMALIA SPATARO, Operatore dei Beni Culturali, sarà lieta di darvi informazioni approfondite riguardo il barocco ibleo, i suoi percorsi, le sue principali opere d’arte…..la sua poesia d’incanto!

 

IL B&B 

IL GIARDINO DEI SOSPIRI  

 

è situato a soli 50 metri dall'Università della Facoltà di Lingue in piazza Chiaramonte  dove è ubicata la Chiesa di San Francesco all'Immacolata, uno dei 18 Monumenti UNESCO, costruita sui resti del Vecchio Castello dei Chiaramonte, Conti di Ragusa dopo i Vespri Siciliani.  

Il suo sguardo a Oriente si immerge nell’intera vallata dove scorre l’antico fiume Irminio così chiamato da Dafni, inventore della poesia bucolica, in onore del padre Hermes.  

A poca distanza 200 metri è possibile visitare altri due Monumenti UNESCO: la chiesa di San Giorgio in piazza Duomo e la Chiesa di San Giuseppe in piazza Pola. 

Tra palme e limoni tra le pietre d’incanto del Barocco siciliano immersi nella storia.

 

Il B&B IL GIARDINO DEI SOSPIRI, offre il il massimo confort e relax per una dolce vacanza nell'affascinante Ragusa Ibla baricentro del tardo-barocco nel Sud-Est della Sicilia 

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La storia del giardino e...dei sospiri  

 

 

Il Giardino dei Sospiri

è ubicato nella parte nord-est del centro storico ibleo.

Il suo sguardo a Oriente si immerge nell’intera vallata dove scorre l’antico fiume Irminio così chiamato da Dafni, inventore della poesia bucolica, in onore del padre Hermes.

Ai lati dei monti circostanti si possono ammirare le grotte dove i siculi abitavano.

Il Giardino è situato a soli 50 metri dal Castello dei Chiaramonte, Conti di Ragusa, dopo i Vespri Siciliani, dal 1296 al 1392 il quale si ergeva dove oggi s’innalza la chiesa di San Francesco all’Immacolata, nell’omonima piazza antistante.

L’ammirevole campanile è stato costruito sulla base della torre del castello distrutto dal tragico terremoto del 11  gennaio 1693.

Nel XIX sec., la via dei Sospiri costituiva una delle prime vie attigue all’entrata del paese, qua erano posti  dei gendarmi che controllavano il flusso del commercio in entrata e in uscita in modo da far  pagare i pedaggi a chi veniva a commerciare al mercato  i prodotti delle campagne circostanti.  L’ufficio dove avveniva tale pagamento era collocato proprio nella via dei Sospiri.

Nell’ottocento le tasse gravavano soprattutto sulle spalle della parte più disagiata della popolazione, spesso questo costituiva  una vera tragedia che accentuava le già misere condizioni in cui essa viveva.

Quando il popolo non aveva la forza per contrastare le ingiuste e pesanti tasse non gli rimaneva altro da fare che “sospirare”. Da allora quella viuzza fu chiamata “via dei Sospiri” dove sorge oggi il giardino che vi ospiterà nella speranza che provochi ben altri sospiri…  

Giuseppe  La Cognata 

 

HISTORY OF THE RESORT  

The history of the garden and... the sighs

Il Giardino dei Sospiri (The Garden of Sighs)

The garden is located in the north-eastern part of the historical centre ibleo.

 

Towards east runs the antique river Irminio which was called in this way by Dafni, the inventor of the bucolic poetry in honour of his father Hermes.

 

In the surrounding mountains the caves of where the natives of Sicily once lived can be admired.

 

The garden is situated only 50 meters from the castle Chiaramonte. Chiaramonte is the name of an Earl family who lived at the castle in the years 1296 - 1392. After the tragic earthquake in 1693 where the castle was ruined, the castle was rebuilt into the church Francesco all’Immacolata.

 

The admirable bell tower was constructed at the foundation of the ancient castle.

In the XIX century via dei Sospiri (the Street of Sighs) was one of the first streets at the entrance of the city. Here, guardians controlled all trade in and out of the city, to make people from the surrounding areas pay taxes of the products they traded at the market. The office where the taxes were paid was exactly at the Street of Sighs.

In the eight hundred century these taxes were first of all a burden for the poorest part of the population, and this often created tragedies which stressed the already miserable conditions under which these people lived even more.

When the population did not have the force to oppose these unfair and heavy taxes they could not do anything but "sigh". Hence ever since, this tiny street has been called "the Street of Sighs" and today here lays the garden which you host, we hope that your stay will cause other types of sighs...  

Giuseppe La Cognata

BOOK NU:

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E-MAIL: ilgiardinodeisospiri@virgilio.it

HISTORIE OM RESORTET

Historien om haven og... sukkene

Il Giardino dei Sospiri (Sukkenes Have)

Haven er lokaliseret i den nord-østlige del af det historiske centrum ibleo.

Mod øst løber den antikke flod Irminio, som blev kaldt sådan af guden Dafni til œre for hans far Hermes.

 

I de omgivende bjergskråninger kan beundres grotterne hvor det oprindelige folk fra sicilien boede.

 

Haven ligger kun 50 meter fra slottet Chiaramonte. Chiaramente er navnet på en grevefamilie som boede på slottet i årene 1296 til 1392. Efter det tragiske jordskœlv i 1693 hvor slottet blev ødelagt er slottet blevet ombygget til kirken San Francesco all’Immacolata.

 

Det beundringsvœrdige klokketårn er konstrueret på fondamentet af det oprindelige slot.

I det XIX århundrede, via dei Sospiri (Sukkenes Vej) var en af de første gader ved indgangen til byen. Her stod vagter, som kontrollerede al handel ind og ud af byen, for at folk fra omegnen skulle betale skat af de varer de handlede med på markedet. Kontoret hvor denne betaling foregik var netop på Sukkenes Vej.

I det ottende århundrede var denne skat først og fremmest en byrde for den fattigste del af befolkningen, dette var ofte skyld i tragedier som stressede de allerede elendige forhold som denne befolkning levede i endnu mere.

Når befolkningen ikke havde styrken til at modgå de unfair og høje skatter kunne de gøre andet end "sukke". Så ligesiden er denne lille gade blevet kaldt "Sukkenes Vej"  og hvor der idag ligger den have som I gœster, håber vi at opholdet vil frembringe andre former for sukke...

Giuseppe  La Cognata

 

STORIA DI RAGUSA

Cava d'Ispica

LE ORIGINI

Dopo gli Iberi e i Sicani, verso il XIV sec. a.C. arrivò  in Sicilia un popolo proveniente dal Lazio, dove a sua volta erano arrivati dall’Illiria, i Siculi e costeggiando la parte Sud-Orientale dell’isola, raggiunsero la foce del fiume Irminio, navigarono verso l’interno e, cacciati i Sicani nella parte occidentale, qui si insediarono dando inizio all’agricoltura. Fondarono Modica, Ibla Erea (in onore della Dea Hybla), Scicli, Ispica, Casmene, Erbesso e Icana.  Il territorio Ibleo è pieno di testimonianze della presenza di questi antichi popoli, tutt’oggi possiamo osservare le numerose grotte scavate nella roccia destinate ad abitazioni o a siti funerari dove i cadaveri venivano sistemati accoccolati o a sedere. Insediamenti preistorici li troviamo a Giarratana (c.da Donnascala), a Ragusa (Rabuina, Cozzo Tabuto in c.da Cannicarao, Grotte delle Trabacche in c.da Cento Pozzi), a Scicli (Maistro), a Modica (Cava Lazzaro, Vignazza, Treppiedi, Quartiere Sbalzo, deposito dei bronzi antichi in c.da Salto), Cava d’Ispica (grotte della Spezieria, della Larderia e del Castello).  

Archimede             Demetra                                                                           I GRECI

Nel 736 a.C. approdarono in Sicilia i Greci, popolo di civiltà e cultura superiore, che in poco tempo colonizzarono molte città sicule. I coloni greci appartenevano in genere al ceto popolare,essi erano andati in cerca di nuovi siti da abitare poiché nella loro patria erano stati privati dei mezzi e delle terre da coltivare, usurpate dagli aristocratici del luogo.  Attivarono i commerci e conservarono il sistema politico, le leggi, i riti religiosi, l’idioma e la cultura della madre patria. Tutti questi elementi furono assimilati dai Siculi. Fondarono diverse città che vissero pacificamente fino al 500 a.C. ad eccezione di Camarina che, entrata in guerra con Siracusa, fu distrutta da questa nel 552 a.C.. Ippocrate, tiranno di Gela, si erse a vendicatore di questa e, formando con i dispersi un poderoso esercito, marciò verso Siracusa. Arrivato sotto le mura di Ibla Erea la pose sotto assedio, ma gli abitanti resistettero eroicamente e nel 491 a.C., in una sortita, lo uccisero.  Nel 459 a.C.. Ducezio formò la lega Sicula per contrastare il predominio dei Greci in Sicilia, Ibla si rifiutò di partecipare, probabilmente perché tesseva intensi rapporti commerciali con le varie colonie greche circostanti. Dopo diverse battaglie Ducezio fu definitivamente sconfitto ed esiliato a Corinto.  

 

Rovine di Cartagine

             I CARTAGINESI

Tra il 409 e il 406 a.C.. la Sicilia fu invasa dai Cartaginesi, i quali con un folto esercito distrussero Selinunte, Agrigento, Gela e altre città, gli abitanti furono massacrati  

 

 

Annibale

                                                                                   I ROMANI

Oltre un secolo dopo i Romani si prepararono ad attaccare i Cartaginesi, in quanto questi rappresentavano una forte minaccia alle mire espansionistiche di Roma.  Il momento propizio fu offerto dalla chiamata dei Mamertini, mercenari italici, e nel 264 a.C.. I Romani sconfissero sia i Siracusani che i Cartaginesi e conquistarono Agrigento. Poco prima, a poca distanza da Ibla Erea, i Cartaginesi, arroccati a Camarina, tesero un agguato all’esercito romano ma questi reagì riuscendo lo stesso ad arrivare sotto le mura della città che venne saccheggiata, incendiata e distrutta, una parte dei cittadini vennero fatti schiavi, altri vennero uccisi. In seguito a queste vicende gli esuli si rifugiarono alcuni a Ibla Erea ed altri fondarono Kaukana (255 a.C..).  Gli abitanti di Ibla Erea si arresero ai Romani senza combattere, ce ne ha dato testimonianza Cicerone citando Hybla e Modica come città “Decumene”, soggette cioè al pagamento della decima parte dei prodotti coltivati, diverso da quelle “Censorie”, che erano invece state conquistate con le armi e soggette a vessazioni più pesanti. Così la Sicilia divenne il granaio di Roma.

 

Giustiniano

    I BIZANTINI

 In seguito alla divisione dell’Impero Romano in due parti avvenuta nel 330 d.C.., la Sicilia venne assegnata ai Bizantini i quali la saccheggiarono di tutte le ricchezze e la lasciarono completamente indifesa alle incursioni dei Barbari.  Tra il 440 ed il 540 d.C.., la Sicilia subì le invasioni Barbariche dei Goti, Vandali e Visigoti che imposero il loro dominio depredando e devastando. Soltanto nel 535 d.C.. l’Imperatore Giustiniano mandò il generale Belisario in difesa della Sicilia per cacciare i barbari invasori.  

 

      GLI ARABI  

La spedizione dei Musulmani in Sicilia cominciò nell’827 sia da oriente che da occidente e a poco a poco tutte le città caddero: Modica fu presa nell’844 e Ragusa nell’852, dopo aver resistito con valore alle incursioni e domata più per la carestia che per i combattimenti  “…i valorosi abitatori di Ragusa…scossero sovente il giogo musulmano…si arresero senza battaglia al triste patto di abbandonare tutta la roba ai vincitori, i quali…prima di andar via abbatterono le mura” [Michele Amari].  Una leggenda narra che gli abitanti di Ragusa, vinti dalla fame, ostentassero al nemico un’abbondanza di viveri, gettando dalle mura una grande quantità di ricotta ottenuta col latte delle donne, perché i musulmani, disperando di poter prendere il castello, togliessero l’assedio.  Scicli fu presa nell’865, Siracusa cadde nell’878 e Taormina nel 902.  Gli arabi divisero la Sicilia in tre Valli e distinsero la popolazione in “Indipendente” (le comunità che si erano arrese senza combattere) e “Tributaria”, gli abitanti di Ragusa furono soggette a Tributo perché avevano resistito alla conquista.  furono più tolleranti e meno rapaci dei loro predecessori, promossero miglioramenti nelle arti, nelle industrie e soprattutto in agricoltura. Influenzarono moltissimo la vita civile della popolazione locale ed ancora oggi vengono utilizzati molti vocaboli che sono di derivazione araba.  

I NORMANNI

Verso il Mille, al seguito di Tancredi di Altavilla,provenienti dalla Francia, scesero in Italia i Normanni, i quali, al servizio di diversi principi, combatterono contro i Bizantini e presto conquistarono buona parte dell’Italia Meridionale.  Nel 1061 il prode Ruggero d’Altavilla inizia la conquista della Sicilia, agevolato dalle divisioni interne e dalle beghe tra le famiglie arabe dominanti e, dopo una lunga e cruenta guerra durata 30 anni,nel 1091 i Normanni conquistarono la Sicilia.  Furono chiamati “Campioni di Cristo” perché avevano restaurato la religione Cristiana.   Mantennero un atteggiamento di tolleranza nei confronti dei diversi gruppi etnici e religiosi, il loro successo fu determinato dalla loro capacità di promuovere la fusione e l’assimilazione delle diverse tradizioni culturali: il grande geografo arabo Edrisi realizzò la sua opera sotto i Normanni.   Fu in questo periodo che a Ragusa vennero i Cosentini genti fuggite dal loro territorio perché perseguitate forse in seguito a ribellioni e insediatesi nel quartiere di S.Maria delle Scale e in c.da Patro.  Per amministrare il Regno, venivano convocati i feudatari, nascevano così i primi Parlamenti dove venivano discusse le varie proposte che si tramutavano in Leggi ispirate al Diritto Romano e a quello Germanico.  Nel 1189 moriva Guglielmo il Buono, ultimo re normanno in Sicilia, senza lasciare eredi. La Corona passò ad Arrigo VI, figlio dell’Imperatore Federico Barbarossa, che aveva sposato Costanza, ultima figlia di Ruggero II.  

 

Federico II di Svevia

  GLI SVEVI

Il dominio Svevo nell’isola è legato a Federico II che si dimostrò un grande uomo politico, privilegiò le arti, le scienze e la letteratura fondando la “Scuola Siciliana”.  

GLI ANGIOINI

Federico II morì nel 1250, i suoi successori non riuscirono a fronteggiare il potere della Chiesa che reclamando diritti sul futuro Regno delle due Sicilie chiamò in aiuto gli Angioini. Carlo I d’Angiò governò in modo odioso e impopolare, imponendo alle popolazioni locali pesanti tasse che, assieme alle prepotenze e alle crudeli repressioni, provocarono nel 1282 la rivolta dei Vespri Siciliani e la cacciata dei francesi. Il 5 aprile 1282 insorsero anche Ragusa, Modica e Scicli e, sperimentando una forma di governo repubblicano, elessero i propri rappresentanti.  A Ragusa venne nominato Giovanni Prefolio e a Modica Federico Mosca.

GLI ARAGONESI E I CHIARAMONTE

Il Movimento insurrezionale, per garantire l’indipendenza del Regno dai francesi, si affidò al re Pietro III d’Aragona. Nel 1296 il suo terzogenito Federico fu proclamato re dal Parlamento di Siracusa e Manfredi Chiaramonte eredita la Contea di Modica e Ragusa. I Chiaramonte provenivano dalla Francia, scesero in Italia al tempo dei Normanni distinguendosi in varie imprese cavalleresche, occuparono cariche importanti dello Stato e ottennero diversi feudi in Sicilia.  Durante le guerre contro gli angioini sia i baroni indigeni che i forestieri catalani avevano combattuto insieme, ma adesso s’erano divisi in due fazioni la “parzialità latina” con a capo Manfredi II e la “parzialità catalana”. Furono anni di sanguinosi combattimenti con saccheggi e devastazioni, non  fu risparmiata neanche Ragusa che subì l’assalto dei catalani (1348).  Nel 1377 morì il re Federico IV e lasciò erede la figlia Maria, ancora minorenne che fu promessa in sposa a Martino figlio del Duca di Montblanc, i Chiaramonte, avversi a quelle nozze avvenute nel 1390, organizzano una rivolta contro il nuovo Re, il quale con il padre arruolò un forte esercito sotto il comando del valoroso condottiero Bernardo Cabrera che sbarcò a Trapani nel marzo del 1392.  Ma presto la resistenza baronale si sfalda cedendo alle lusinghe dei benefici e privilegi promessi e l’ultimo dei Chiaramonte, Andrea fu catturato e decapitato a Palermo proprio di fronte al Palazzo dello Steri, storica dimora dei Chiaramonte.

Terminata l’era dei Chiaramonte ne inizia un’altra sotto Bernardo Cabrera, questi ricevette l’investitura della Contea e di altri territori circostanti, ricevette inoltre il diritto di esportare 12.000 salme di grano ogni anno in franchigia dal Caricatore di Pozzallo.

I CABRERA

Bernardo Cabrera governò con un tal rigore che impedì qualsiasi rivolgimento politico reprimendo con efferata violenza le ribellioni (1393), soltanto gli ecclesiastici conservarono una certa autonomia di potere. Il suo successore Giovanni Bernardo continuò ad alimentare nella Contea un clima di tensione permanente causato dal cattivo governo e dai continui abusi di potere che fecero ribellare gli abitanti di Ragusa e di tutta la Contea; nel 1447 fu incendiata e quasi interamente distrutta la Cancelleria e ucciso il figlio del Conte.  

 

Espulsione degli Ebrei in Spagna

  LA STRAGE DEGLI EBREI

In questo periodo a Modica, nel quartiere denominato “Cartellone” viveva una comunità di ebrei che si industriavano a vivere esercitando maggiormente l’usura. Questi costituivano il nucleo più intraprendente del ceto urbano, dimostrando una grande capacità di accumulare ricchezze. Nel 1474, la popolazione di Modica, in preda ad un raptus collettivo, si scatenò contro di loro uccidendone circa 450. il terribile eccidio fu motivato da una presunta offesa che gli ebrei avrebbero rivolto alla Madonna, ma in realtà servì a liberare quei posti che gli ebrei avevano monopolizzato nel campo delle attività finanziarie, commerciali e della riscossione delle imposte.

GLI HENRIQUEZ-CABRERA

Nel gennaio 1481 venne celebrato il matrimonio tra Anna Cabrera e Federico Henriquez, figlio del grande Almirante di Castiglia, i quali lasciarono definitivamente la Sicilia per dimorare in Spagna. Per ben ottant’anni nessun Conte dimorò in Sicilia, questo favorì nella Contea la formazione di una classe dirigente locale aspirante non solo ai titoli nobiliari ma anche desiderosa di occupare posti di potere.

Nel 1542 il procuratore generale Bernardo del Nero emanò una riforma che incise profondamente nella realtà politica, sociale e civile della Contea e che segnò l’inizio di un potere municipale autonomo nella gestione dell’arte del governare.  

 

Paesaggio tipico degli Iblei: muri di pietra a secco

  L’ENFITEUSI

A metà del XVI sec. gli Henriquez-Cabrera, spinti dalle difficoltà economiche causate dall’inflazione prodotta dall’afflusso di metalli preziosi provenienti dai possedimenti coloniali spagnoli, concedono in Enfiteusi 45.000 ettari di terra. Con questa operazione, il panorama agrario della Contea subisce profonde modifiche destinate ad avere lunga durata. La concessione degli appezzamenti va da due ad ottanta ettari circa, confermando così una linea di conduzione dei propri interessi di tipo imprenditoriale che tende ad allargare la produzione agricola ed ampliare la base lucrativa. Diversi concessionari appartenevano alla nascente media borghesia, ma assieme ad essi anche numerosi contadini che si impegnarono ad effettuare opere di bonifica e sistemazione fondiaria, delimitarono i piccoli e grandi vignali con muri a secco dando così un volto inconfondibile al territorio ibleo. Oltre all’allevamento brado del bestiame e alla coltivazione dei cereali si aggiungeva ora l’impianto di oliveti, carrubeti, vigneti, frutteti e la coltivazione di canapa e lino.

L’affermazione della piccola e media azienda agraria impedisce la nascita di un unico centro urbano e favorisce invece lo sviluppo di un territorio produttivo in cui crescono 12 comunità agricole urbanizzate che segnano, ancora oggi, i tratti caratteristici di tutta l’area iblea.

L’autonomia amministrativa della Contea ha contribuito alla formazione di giuristi, magistrati, pubblici ufficiali e umanisti-filosofi come G.B. Hodierna e T.Campailla. si è sviluppata inoltre una prestigiosa attività forense e ha ricevuto legittimazione scientifica la “scuola medica modicana”.

LA CITTA’ DI VITTORIA

Nel 1607 la contessa Vittoria Colonna agevola energicamente un impresa di grandissimo effetto civile, sociale ed economico: la fondazione della città di Vittoria in c.da Boscopiano. Iniziò così l’insediamento e la costruzione di un abitato dalle vie diritte dove ai nuovi abitanti si prometteva la concessione gratuita in enfiteusi della terra, l’assegnazione di una casa e l’esenzione per cinque anni dal pagamento delle imposte.

 

 

IL TERREMOTO DEL 1693

L’11 gennaio 1693 un terribile terremoto bloccò il processo di sviluppo economico,urbanistico e demografico del territorio ibleo. Tutta la Sicilia venne colpita, città e campagne vennero devastate con grave danno alle cose e migliaia furono i morti (60.000) di cui un quinto solo nella Contea di Modica.  All’indomani del tragico evento nobili, massari e la nuova borghesia procedettero alla ricostruzione muniti di grande fede e molto coraggio. I nobili tradizionalisti ricostruirono i loro palazzi dove sorgevano prima, gli altri preferirono edificare in contrada Patro, sul pianoro più largo e spazioso, dando origine alla nuova Ragusa. Nel Sud-Est della Sicilia si aprì un grande cantiere laboratorio dove “mastri e maestri” diedero origine con grande creatività ad un Barocco molto peculiare: chiese e palazzi dai caratteristici balconi sorretti da mensoloni scolpiti si animarono di una ricerca artistica caricaturale, goliardica e nello stesso tempo magica, dando origine ad un patrimonio architettonico che si definisce un unicum nel quadro del tardo barocco internazionale.  L’opera di ricostruzione fu abbastanza rapida. Pur tra conflitti sociali essa seppe trarre giovamento dal precedente sviluppo che aveva permesso di accumulare risorse economiche ed intellettuali e tramite la committenza agricola e cittadina, assicurò occupazione a molti lavoratori. Alcune città come Modica furono ricostruite nello stesso posto, altre si sono estese o trovarono ubicazioni diverse come Scicli, Monterosso e Giarratana, Vittoria situata nella piana, invece subisce un incremento dovuto ai flussi migratori. Ragusa venne addirittura sdoppiata in due comuni distinti che segneranno il futuro percorso storico della città tra divisioni e riunificazioni.  

 

Ferdinando II di Borbone

  LA SICLIA TERRA DI CONQUISTA

La Sicilia passa dal 1693 al 1734 dalla dominazione spagnola a quella piemontese, austriaca e infine ai Borboni di Napoli. Questo ha comportato una ricostruzione a fasi alterne lungo il XVIII sec. La favorevole congiuntura economica internazionale di questo periodo permise una ripresa abbastanza rapida ed un imponente sviluppo anche nelle campagne.l’economista Paolo Balsamo nel suo Giornale di Viaggio in  Sicilia del 1809 scrive che la proprietà nella Contea di Modica era costituita da piccoli fondi e che l’amore dei diretti proprietari rende molto più produttivi i terreni.

La costituzione del 1812, improntata sul modello inglese, mette fine al feudalesimo, Modica diventa sede di un Distretto ricalcante l’attuale provincia di Ragusa.  

 

 

Palazzo   La Rocca, particolare

  UNO SVILUPPO CAPITALISTICO

Nell’Italia unita la realtà economica del territorio ibleo era caratterizzata principalmente dall’agricoltura e dal commercio dei prodotti agricoli e del bestiame. Le  pochissime iniziative industriali, come l’impianto di una Filanda a Ragusa Ibla di proprietà del barone Arezzo di Donnafugata per la lavorazione del cotone e della canapa, avevano dovuto soccombere per l’aggravamento delle tasse e la mancanza di attenzione da parte del governo piemontese. Ciononostante le trasformazioni che hanno subito lungo tutto il XIX sec. le strutture produttive ed in particolare l’agricoltura dimostravano un vivace sviluppo di tutta l’area iblea, la quale, da un’inchiesta condotta nel 1876 dall’agronomo Luigi Della Fonte, risulta essere caratterizzata da una diffusa piccola e media  proprietà terriera risalente alle concessioni enfiteutiche del XV/XVI sec.(in netto contrasto con l’immagine statica e ristagnante del Sud che aveva dato  la coeva inchiesta di Sonnino e Franchetti).  L’abolizione della feudalità nel 1812 aveva liberato da vincoli ormai anacronistici le potenzialità economiche delle borghesie cittadine che avevano lottato contro il potere feudale e adesso erano pronte a svolgere un ruolo di leadership politica diventando protagonisti delle trasformazioni intensive del vigneto e del carrubeto agevolati anche dalla favorevole congiuntura internazionale.

Dal 1861 al 1901 la popolazione iblea subisce un eccezionale aumento, passa da 126.000 a 207.000 abitanti, questo dato è un’ulteriore conferma dello sviluppo capitalistico che interessava tutta l’area e che era caratterizzato dalle prime esperienze di associazionismo (i comizi agrari) aperte alla sperimentazione agricola. Modica, città mercantile e dinamica, diventa capoluogo del circondario e acquisisce lo status di piccola capitale per la graduale diffusione di cooperative,istituti di credito, uffici, piccole e medie imprese artigianali e scuole. Tuttavia il territorio ibleo non perde la sua caratteristica di area policentrica, anche Vittoria e Ragusa subiscono consistenti incrementi demografici.  

LA FERROVIA

Verso il 1880 la questione ferroviara fa esplodere i contrasti municipalistici tra i comuni vicini alla costa che avrebbero voluto un percorso litoraneo e i comuni dell’entroterra che invece premevano per u n tracciato interno. Alla fine fu raggiunto un compromesso la ferrovia divenne una realtà nel territorio  

 

Palazzo Zacco, particolare

  LA CRISI DI FINE ‘800

A fine ‘800 il positivo andamento dell’economia iblea viene interrotto dall’avvento della crisi agraria europea dovuta all’inserimento nel mercato internazionale delle produzioni agricole provenienti dall’America a prezzi competitivi. La guerra commerciale con la Francia e lo scoppio dell’epidemia di filossera completarono il quadro negativo in cui venne avvolta tutta la Sicilia ed in particolare l’area iblea.  La squilibrata crescita demografica aveva alterato il precario equilibrio tra popolazione e risorse e la crisi internazionale avevano aggravato maggiormente lo stato di miseria della popolazione provocando un acuto conflitto di classe che porterà alla nascita dei Fasci dei Lavoratori le cui manifestazioni vengono represse con massacri.

Agli inizi del ‘900 lentamente cominciò la ripresa e numerosi vigneti furono ricostituiti su un ceppo americano situandosi nella fascia costiera tra Scicli e Vittoria. Questo processo di agricoltura intensiva prevedeva la sistemazione idraulica dei terreni, in particolare tutta la zona di Scicli fu interessata dalla bonifica delle paludi che grazie alle sovvenzioni statali dei primi anni ’20 permise la nascita di aziende agricole produttive.

Ma gli anni della Grande Guerra 1915/18 fecero ripiombare nella crisi la produzione per la carenza progressiva della manodopera che provocò una riduzione del 40% della produzione di grano. Dopo la prima guerra mondiale si acutizza il conflitto sociale, l’enorme massa di braccianti, spinta dal bisogno, si organizza e va direttamente allo scontro con la piccola e media proprietà terriera ragusana (scioperi del 1919/1922)  che è composta maggiormente da massari, questi non riescono a far fronte  e non intendono piegarsi alle rivendicazioni dei contadini e braccianti e rispondono con la violenza fascista radicalizzando in questo modo lo scontro politico. Questi motivi hanno certamente contribuito all’affermazione precoce del fascismo nell’area iblea.  ei comuni vengono lasciati fuori dal flusso dei finanziamenti e penalizzati politicamente.  

 

via Chiaramonte, mensolone di un balcone

  GLI ANNI DEL FASCISMO

La politica filo agraria inaugurata dal fascismo non riuscì però a dare le giuste risposte alla crisi mondiale dopo il ’29. la piccola proprietà fu penalizzata dall’aumentato carico fiscale, dagli effetti della deflazione e dall’obbligo di aumentare la produzione di grano che registrò un insuccesso. Nel 1927 Ragusa con i suoi 50.000 abitanti, superando Modica (43.000 ab.),  diventa capoluogo di provincia favorita dal gerarca-banchiere Filippo Pennavaria che fa affluire alla neonata provincia grossi finanziamenti destinati alla costruzione di opere pubbliche mentre la maggior parte d

 

 

 

 

piazza Poste, Monumento

  IL DOPOGUERRA

I mesi di dicembre-gennaio 1944-45 furono caratterizzati da una forte tensione sociale dovuta specificatamente a due provvedimenti: il primo riguardava la richiesta agli agricoltori di conferire ai granai del popolo in aggiunta altri 25 kg di grano e il secondo riguardava la chiamata alle armi dei giovani delle classi 1922-23-24 motivato dall’esigenza del governo di partecipare alla guerra contro i tedeschi con truppe regolari a fianco degli alleati. I tumulti non seguirono un piano preordinato erano alimentati soprattutto dalle disperate condizioni di vita in cui versava la popolazione dopo cinque anni di stato di guerra. Il movimento dei “non si parte”fu rievocato nel libro “una donna di Ragusa” scritto da Maria Occhipinti, una “pasionaria” che ha vissuto le giornate di lotta del gennaio 1945: era al quinto mese di gravidanza quando si distese davanti alle ruote del camion che rastrellava i ragazzi renitenti, poi finì in carcere al confino.  Finita la guerra la popolazione iblea tenta, come in tanti altri posti, di risollevarsi dallo sfacelo. Nel 1951 l’ABCD, azienda impegnata nell’estrazione del calcare bituminoso, dopo essere passata ad un nuovo gruppo con la partecipazione di minoranza dell’IRI, si impegnò a sperimentare nuove produzioni attraverso l’impianto di un cementificio.  

 

Cementificio ex ABCD

  IL PETROLIO

Nell’ottobre del 1953 la scoperta nel sottosuolo di giacimenti petroliferi oltre a creare una serie di grandi aspettative, rese visibile la provincia di Ragusa in tutta Italia, rompendo così quell’isolamento in cui aveva vissuto fino ad allora tutta la comunità iblea, dovuto principalmente alla sua posizione geografica che la colloca più a sud di Tunisi in estrema periferia. La rapida diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e il maggiore flusso di persone proveniente dall’esterno, avevano influito come elemento di rottura nei confronti della cultura tradizionale. Ma l’auspicato decollo industriale non ci fu. Cominciarono a svilupparsi invece una serie di piccole e medie aziende operanti in vari settori. Anche le produzioni agricole vennero incrementate grazie all’ingegnosità delle c coltivazioni in serra.

 

Estrazione del petrolio

   L’ORO VERDE

Alla fine degli anni ’50 i contadini avevano acquisito, attraverso la sperimentazione diretta sul campo, nuove conoscenze tecniche che garantivano una maggiore produzione. La serra mediterranea è una serra malconcia e sgangherata, fatta di materiale povero, viene scoperta a poco a poco,come un fatto dinamico passa dalla cannizzata alla pala di ficodindia addossata a protezione. Questo è un elemento non di debolezza, ma di forza e lo ha dimostrato l’andamento crescente dei redditi agricoli. Legno e plastica sono stati la forma più economica per impiantare le serre e gli strumenti tecnici basilari che hanno consentito lo sfruttamento anche delle terre peggiori, ma questo non sarebbe bastato se i contadini non si fossero associati in cooperative per affrontare meglio le difficoltà.  

 

Coltivazioni in serra

   GLI ANNI ‘60

Gli anni del Miracolo Economico hanno determinato trasformazioni in molti aspetti della vita quotidiana. Cambiamenti, anche se non immediati né uniformi, toccarono la famiglia, i consumi, la cultura (lo strumento principale dell’unificazione culturale fu la televisione),il tempo libero, il linguaggio ed anche le abitudini sessuali. Uno d egli aspetti peggiori delle suddette trasformazioni fu l’incontrollata speculazione edilizia che ha determinato un grave disordine urbanistico. Anche i ragusani tornarono a costruire dove non si sarebbe mai dovuto: dal censimento del 1981 si rilevano 3 abitazioni ogni 2 famiglie, 4.000 case di villeggiatura e 26 agglomerati abusivi di cui molti nella fascia costiera. Il nuovo piano regolatore, bandito nel 1956, prevedeva la demolizione di interi quartieri e di interi isolati attorno alle chiese del  SS. Salvatore, dell’Ecce Homo, di San Giovanni, di San Vito, della chiesa dell’Idria e del Portale di San Giorgio. Inoltre era prevista la costruzione di 12 nuovi ponti sulle vallate,,“i ponti sul fiume verde”, ed una  espansione sui pianori delle contrade circostanti. Buona parte di quei progetti non sono stati attuati per l’opposizione di un “Comitato promotore contro le demolizioni”, ma alcuni guasti di quel piano regolatore sono ancora visibili nel centro storico di Ragusa superiore o in altre aree come il quartiere “Palazzello”.  

Ragusa Ibla si salvò da questo vento di “innovazione distruttiva” grazie all’indifferenza sia degli amministratori locali che da parte della comunità iblea che alimentò la tendenza verso l’abbandono : nel 1951 Ibla contava ancora 6.917 abitanti, nell’’81 questi erano scesi a 3.875. la Legge speciale su Ragusa Ibla del 1981 ha cercato di mettere un  freno alle distruzioni e di puntare sul recupero dell’identità e delle tradizioni dei cittadini ragusani. Dopo un decennio di quasi inutilizzo della legge speciale, l’antico centro storico vide con lentezza la propria rinascita, cominciarono a comparire alcuni locali di ritrovo, circoli privati che attraevano un pubblico dapprima prettamente giovanile, tramite iniziative culturali (musica, poesia, pittura…). Queste iniziative, assieme alla lungimirante Legge Speciale,  diedero l’input alla rivalutazione delle bellezze del Barocco Ibleo. Lentamente cambiò anche l’atteggiamento culturale della cittadinanza nei confronti del centro storico, non più visto come un’insieme di vecchie case fatiscenti, buie e umide, ma come uno spazio impregnato di storia, cultura e bellezze architettoniche molto suggestive e quindi uno spazio da conquistare e da vivere.  

Giuseppe  La Cognata

 

 

 

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