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La
storia del giardino e...dei sospiri
Il
Giardino dei Sospiri
è
ubicato nella parte nord-est del centro storico ibleo.
Il suo sguardo a Oriente si immerge nell’intera vallata dove scorre
l’antico fiume Irminio così chiamato da Dafni, inventore della poesia
bucolica, in onore del padre Hermes.
Ai
lati dei monti circostanti si possono ammirare le grotte dove i siculi
abitavano.
Il
Giardino è situato a soli 50 metri dal Castello dei Chiaramonte, Conti di
Ragusa, dopo i Vespri Siciliani, dal 1296 al 1392 il quale si ergeva dove
oggi s’innalza la chiesa di San Francesco all’Immacolata,
nell’omonima piazza antistante.
L’ammirevole
campanile è stato costruito sulla base della torre del castello distrutto
dal tragico terremoto del 11
gennaio 1693.
Nel
XIX sec., la via dei Sospiri costituiva una delle prime vie attigue
all’entrata del paese, qua erano posti
dei gendarmi che controllavano il flusso del commercio in entrata e
in uscita in modo da far
pagare i pedaggi a chi veniva a commerciare al mercato
i prodotti delle campagne circostanti.
L’ufficio dove avveniva tale pagamento era collocato proprio
nella via dei Sospiri.
Nell’ottocento
le tasse gravavano soprattutto sulle spalle della parte più disagiata
della popolazione, spesso questo costituiva
una vera tragedia che accentuava le già misere condizioni in cui
essa viveva.
Quando
il popolo non aveva la forza per contrastare le ingiuste e pesanti tasse
non gli rimaneva altro da fare che “sospirare”. Da allora quella
viuzza fu chiamata “via dei Sospiri” dove sorge oggi il giardino che
vi ospiterà nella speranza che provochi ben altri sospiri…
Giuseppe
La Cognata
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HISTORY OF THE RESORT
The
history of the garden and... the sighs
Il
Giardino dei Sospiri (The Garden of Sighs)
The garden is located in the north-eastern
part of the historical centre ibleo.
Towards east runs the antique river Irminio
which was called in this way by Dafni, the inventor of the bucolic poetry in
honour of his father Hermes.
In the surrounding mountains the caves of
where the natives of Sicily once lived can be admired.
The garden is situated only 50 meters from
the castle Chiaramonte. Chiaramonte is the name of an Earl family who lived at
the castle in the years 1296 - 1392. After the tragic earthquake in 1693 where
the castle was ruined, the castle was rebuilt into the church Francesco
all’Immacolata.
The
admirable bell tower was constructed at the foundation of the
ancient castle.
In the XIX century via dei Sospiri (the Street of Sighs)
was one of the first streets at the entrance of the city. Here, guardians
controlled all trade in and out of the city, to make people from the surrounding
areas pay taxes of the products they traded at the market. The office where the
taxes were paid was exactly at the Street of Sighs.
In the eight hundred century these taxes were first of
all a burden for the poorest part of the population, and this often created
tragedies which stressed the already miserable conditions under which these
people lived even more.
When the population did not have the force
to oppose these unfair and heavy taxes they could not do anything but "sigh".
Hence ever since, this tiny street has been called "the Street of Sighs"
and today here lays the garden which you host, we hope that your stay will cause
other types of sighs...
Giuseppe
La Cognata
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BOOK NU:
+39 0932 651418 - +39 333 2174485 -
+39 338 1079402
E-MAIL:
ilgiardinodeisospiri@virgilio.it
HISTORIE OM RESORTET
Historien
om haven og... sukkene
Il
Giardino dei Sospiri (Sukkenes Have)
Haven er lokaliseret i den nord-østlige del af det historiske centrum ibleo.
Mod
øst
løber den antikke flod Irminio, som blev kaldt sådan af guden Dafni til œre for hans far Hermes.
I de omgivende bjergskråninger kan beundres grotterne hvor det oprindelige folk fra
sicilien boede.
Haven ligger kun 50 meter fra slottet
Chiaramonte. Chiaramente er navnet på en grevefamilie som boede på slottet i
årene 1296 til 1392. Efter det tragiske jordskœlv i 1693 hvor slottet blev ødelagt
er slottet blevet ombygget til kirken San Francesco all’Immacolata.
Det
beundringsvœrdige klokketårn er konstrueret på fondamentet af det oprindelige
slot.
I det XIX
århundrede, via dei Sospiri (Sukkenes Vej) var en af de første gader ved indgangen til byen. Her
stod vagter, som kontrollerede al handel ind og ud af byen, for at folk fra omegnen skulle betale
skat af de varer de handlede med på markedet. Kontoret
hvor denne betaling foregik var netop på Sukkenes Vej.
I det ottende
århundrede var denne skat først og fremmest en byrde for den fattigste del af befolkningen, dette var
ofte skyld i tragedier som stressede de allerede elendige forhold som denne
befolkning levede i endnu mere.
Når befolkningen ikke havde styrken til at modgå de unfair og høje skatter kunne de gøre andet end "sukke".
Så ligesiden er denne lille gade blevet kaldt "Sukkenes Vej" og hvor
der idag ligger den have som I gœster, håber vi at opholdet vil frembringe andre former for sukke...
Giuseppe La Cognata
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STORIA
DI RAGUSA
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Cava
d'Ispica
LE
ORIGINI
Dopo
gli Iberi e i Sicani, verso il XIV sec. a.C. arrivò
in Sicilia un popolo proveniente dal Lazio, dove a sua volta
erano arrivati dall’Illiria, i Siculi e costeggiando la parte
Sud-Orientale dell’isola, raggiunsero la foce del fiume Irminio,
navigarono verso l’interno e, cacciati i Sicani nella parte
occidentale, qui si insediarono dando inizio all’agricoltura.
Fondarono Modica, Ibla Erea (in onore della Dea Hybla), Scicli, Ispica,
Casmene, Erbesso e Icana. Il
territorio Ibleo è pieno di testimonianze della presenza di questi
antichi popoli, tutt’oggi possiamo osservare le numerose grotte
scavate nella roccia destinate ad abitazioni o a siti funerari dove i
cadaveri venivano sistemati accoccolati o a sedere. Insediamenti
preistorici li troviamo a Giarratana (c.da Donnascala), a Ragusa (Rabuina,
Cozzo Tabuto in c.da Cannicarao, Grotte delle Trabacche in c.da Cento
Pozzi), a Scicli (Maistro), a Modica (Cava Lazzaro, Vignazza, Treppiedi,
Quartiere Sbalzo, deposito dei bronzi antichi in c.da Salto), Cava d’Ispica
(grotte della Spezieria, della Larderia e del Castello).
Archimede
Demetra

I
GRECI
Nel
736 a.C. approdarono in Sicilia i Greci, popolo di civiltà e cultura
superiore, che in poco tempo colonizzarono molte città sicule. I coloni
greci appartenevano in genere al ceto popolare,essi erano andati in
cerca di nuovi siti da abitare poiché nella loro patria erano stati
privati dei mezzi e delle terre da coltivare, usurpate dagli
aristocratici del luogo. Attivarono
i commerci e conservarono il sistema politico, le leggi, i riti
religiosi, l’idioma e la cultura della madre patria. Tutti questi
elementi furono assimilati dai Siculi. Fondarono diverse città che
vissero pacificamente fino al 500 a.C. ad eccezione di Camarina che,
entrata in guerra con Siracusa, fu distrutta da questa nel 552 a.C..
Ippocrate, tiranno di Gela, si erse a vendicatore di questa e, formando
con i dispersi un poderoso esercito, marciò verso Siracusa. Arrivato
sotto le mura di Ibla Erea la pose sotto assedio, ma gli abitanti
resistettero eroicamente e nel 491 a.C., in una sortita, lo uccisero.
Nel 459 a.C.. Ducezio formò la lega Sicula per contrastare il
predominio dei Greci in Sicilia, Ibla si rifiutò di partecipare,
probabilmente perché tesseva intensi rapporti commerciali con le varie
colonie greche circostanti. Dopo diverse battaglie Ducezio fu
definitivamente sconfitto ed esiliato a Corinto.
Rovine
di Cartagine

I
CARTAGINESI
Tra
il 409 e il 406 a.C.. la Sicilia fu invasa dai Cartaginesi, i quali con
un folto esercito distrussero Selinunte, Agrigento, Gela e altre città,
gli abitanti furono massacrati
Annibale

I
ROMANI
Oltre
un secolo dopo i Romani si prepararono ad attaccare i Cartaginesi, in
quanto questi rappresentavano una forte minaccia alle mire
espansionistiche di Roma. Il
momento propizio fu offerto dalla chiamata dei Mamertini, mercenari
italici, e nel 264 a.C.. I Romani sconfissero sia i Siracusani che i
Cartaginesi e conquistarono Agrigento. Poco prima, a poca distanza da
Ibla Erea, i Cartaginesi, arroccati a Camarina, tesero un agguato
all’esercito romano ma questi reagì riuscendo lo stesso ad arrivare
sotto le mura della città che venne saccheggiata, incendiata e
distrutta, una parte dei cittadini vennero fatti schiavi, altri vennero
uccisi. In seguito a queste vicende gli esuli si rifugiarono alcuni a
Ibla Erea ed altri fondarono Kaukana (255 a.C..).
Gli abitanti di Ibla Erea si arresero ai Romani senza combattere,
ce ne ha dato testimonianza Cicerone citando Hybla e Modica come città
“Decumene”, soggette cioè al pagamento della decima parte dei
prodotti coltivati, diverso da quelle “Censorie”, che erano invece
state conquistate con le armi e soggette a vessazioni più pesanti. Così
la Sicilia divenne il granaio di Roma.
Giustiniano

I
BIZANTINI
In
seguito alla divisione dell’Impero Romano in due parti avvenuta nel
330 d.C.., la Sicilia venne assegnata ai Bizantini i quali la
saccheggiarono di tutte le ricchezze e la lasciarono completamente
indifesa alle incursioni dei Barbari.
Tra il 440 ed il 540 d.C.., la Sicilia subì le invasioni
Barbariche dei Goti, Vandali e Visigoti che imposero il loro dominio
depredando e devastando. Soltanto nel 535 d.C.. l’Imperatore
Giustiniano mandò il generale Belisario in difesa della Sicilia per
cacciare i barbari invasori.
GLI
ARABI
La
spedizione dei Musulmani in Sicilia cominciò nell’827 sia da oriente
che da occidente e a poco a poco tutte le città caddero: Modica fu
presa nell’844 e Ragusa nell’852, dopo aver resistito con valore
alle incursioni e domata più per la carestia che per i combattimenti
“…i valorosi abitatori di Ragusa…scossero sovente il giogo
musulmano…si arresero senza battaglia al triste patto di abbandonare
tutta la roba ai vincitori, i quali…prima di andar via abbatterono le
mura” [Michele Amari]. Una
leggenda narra che gli abitanti di Ragusa, vinti dalla fame,
ostentassero al nemico un’abbondanza di viveri, gettando dalle mura
una grande quantità di ricotta ottenuta col latte delle donne, perché
i musulmani, disperando di poter prendere il castello, togliessero
l’assedio. Scicli fu
presa nell’865, Siracusa cadde nell’878 e Taormina nel 902.
Gli arabi divisero la Sicilia in tre Valli e distinsero la
popolazione in “Indipendente” (le comunità che si erano arrese
senza combattere) e “Tributaria”, gli abitanti di Ragusa furono
soggette a Tributo perché avevano resistito alla conquista.
furono più tolleranti e meno rapaci dei loro predecessori,
promossero miglioramenti nelle arti, nelle industrie e soprattutto in
agricoltura. Influenzarono moltissimo la vita civile della popolazione
locale ed ancora oggi vengono utilizzati molti vocaboli che sono di
derivazione araba.
I
NORMANNI
Verso
il Mille, al seguito di Tancredi di Altavilla,provenienti dalla Francia,
scesero in Italia i Normanni, i quali, al servizio di diversi principi,
combatterono contro i Bizantini e presto conquistarono buona parte
dell’Italia Meridionale. Nel
1061 il prode Ruggero d’Altavilla inizia la conquista della Sicilia,
agevolato dalle divisioni interne e dalle beghe tra le famiglie arabe
dominanti e, dopo una lunga e cruenta guerra durata 30 anni,nel 1091 i
Normanni conquistarono la Sicilia.
Furono chiamati “Campioni di Cristo” perché avevano
restaurato la religione Cristiana.
Mantennero
un atteggiamento di tolleranza nei confronti dei diversi gruppi etnici e
religiosi, il loro successo fu determinato dalla loro capacità di
promuovere la fusione e l’assimilazione delle diverse tradizioni
culturali: il grande geografo arabo Edrisi realizzò la sua opera sotto
i Normanni. Fu in
questo periodo che a Ragusa vennero i Cosentini genti fuggite dal loro
territorio perché perseguitate forse in seguito a ribellioni e
insediatesi nel quartiere di S.Maria delle Scale e in c.da Patro.
Per amministrare il Regno, venivano convocati i feudatari,
nascevano così i primi Parlamenti dove venivano discusse le varie
proposte che si tramutavano in Leggi ispirate al Diritto Romano e a
quello Germanico. Nel 1189
moriva Guglielmo il Buono, ultimo re normanno in Sicilia, senza lasciare
eredi. La Corona passò ad Arrigo VI, figlio dell’Imperatore Federico
Barbarossa, che aveva sposato Costanza, ultima figlia di Ruggero II.
Federico II di Svevia

GLI
SVEVI
Il
dominio Svevo nell’isola è legato a Federico II che si dimostrò un
grande uomo politico, privilegiò le arti, le scienze e la letteratura
fondando la “Scuola Siciliana”.
GLI
ANGIOINI
Federico
II morì nel 1250, i suoi successori non riuscirono a fronteggiare il
potere della Chiesa che reclamando diritti sul futuro Regno delle due
Sicilie chiamò in aiuto gli Angioini. Carlo I d’Angiò governò in
modo odioso e impopolare, imponendo alle popolazioni locali pesanti
tasse che, assieme alle prepotenze e alle crudeli repressioni,
provocarono nel 1282 la rivolta dei Vespri Siciliani e la cacciata dei
francesi. Il 5 aprile 1282 insorsero anche Ragusa, Modica e Scicli e,
sperimentando una forma di governo repubblicano, elessero i propri
rappresentanti. A Ragusa
venne nominato Giovanni Prefolio e a Modica Federico Mosca.
GLI
ARAGONESI E I CHIARAMONTE
Il
Movimento insurrezionale, per garantire l’indipendenza del Regno dai
francesi, si affidò al re Pietro III d’Aragona. Nel 1296 il suo
terzogenito Federico fu proclamato re dal Parlamento di Siracusa e
Manfredi Chiaramonte eredita la Contea di Modica e Ragusa. I Chiaramonte
provenivano dalla Francia, scesero in Italia al tempo dei Normanni
distinguendosi in varie imprese cavalleresche, occuparono cariche
importanti dello Stato e ottennero diversi feudi in Sicilia.
Durante le guerre contro gli angioini sia i baroni indigeni che i
forestieri catalani avevano combattuto insieme, ma adesso s’erano
divisi in due fazioni la “parzialità latina” con a capo Manfredi II
e la “parzialità catalana”. Furono anni di sanguinosi combattimenti
con saccheggi e devastazioni, non fu
risparmiata neanche Ragusa che subì l’assalto dei catalani (1348).
Nel 1377 morì il re Federico IV e lasciò erede la figlia Maria,
ancora minorenne che fu promessa in sposa a Martino figlio del Duca di
Montblanc, i Chiaramonte, avversi a quelle nozze avvenute nel 1390,
organizzano una rivolta contro il nuovo Re, il quale con il padre arruolò
un forte esercito sotto il comando del valoroso condottiero Bernardo
Cabrera che sbarcò a Trapani nel marzo del 1392.
Ma presto la resistenza baronale si sfalda cedendo alle lusinghe
dei benefici e privilegi promessi e l’ultimo dei Chiaramonte, Andrea
fu catturato e decapitato a Palermo proprio di fronte al Palazzo dello
Steri, storica dimora dei Chiaramonte.
Terminata
l’era dei Chiaramonte ne inizia un’altra sotto Bernardo Cabrera,
questi ricevette l’investitura della Contea e di altri territori
circostanti, ricevette inoltre il diritto di esportare 12.000 salme di
grano ogni anno in franchigia dal Caricatore di Pozzallo.
I
CABRERA
Bernardo
Cabrera governò con un tal rigore che impedì qualsiasi rivolgimento
politico reprimendo con efferata violenza le ribellioni (1393), soltanto
gli ecclesiastici conservarono una certa autonomia di potere. Il suo
successore Giovanni Bernardo continuò ad alimentare nella Contea un
clima di tensione permanente causato dal cattivo governo e dai continui
abusi di potere che fecero ribellare gli abitanti di Ragusa e di tutta
la Contea; nel 1447 fu incendiata e quasi interamente distrutta la
Cancelleria e ucciso il figlio del Conte.
Espulsione degli
Ebrei in Spagna

LA
STRAGE DEGLI EBREI
In
questo periodo a Modica, nel quartiere denominato “Cartellone”
viveva una comunità di ebrei che si industriavano a vivere esercitando
maggiormente l’usura. Questi costituivano il nucleo più
intraprendente del ceto urbano, dimostrando una grande capacità di
accumulare ricchezze. Nel 1474, la popolazione di Modica, in preda ad un
raptus collettivo, si scatenò contro di loro uccidendone circa 450. il
terribile eccidio fu motivato da una presunta offesa che gli ebrei
avrebbero rivolto alla Madonna, ma in realtà servì a liberare quei
posti che gli ebrei avevano monopolizzato nel campo delle attività
finanziarie, commerciali e della riscossione delle imposte.
GLI
HENRIQUEZ-CABRERA
Nel
gennaio 1481 venne celebrato il matrimonio tra Anna Cabrera e Federico
Henriquez, figlio del grande Almirante di Castiglia, i quali lasciarono
definitivamente la Sicilia per dimorare in Spagna. Per ben ottant’anni
nessun Conte dimorò in Sicilia, questo favorì nella Contea la
formazione di una classe dirigente locale aspirante non solo ai titoli
nobiliari ma anche desiderosa di occupare posti di potere.
Nel
1542 il procuratore generale Bernardo del Nero emanò una riforma che
incise profondamente nella realtà politica, sociale e civile della
Contea e che segnò l’inizio di un potere municipale autonomo nella
gestione dell’arte del governare.
Paesaggio
tipico degli Iblei: muri di pietra a secco

L’ENFITEUSI
A
metà del XVI sec. gli Henriquez-Cabrera, spinti dalle difficoltà
economiche causate dall’inflazione prodotta dall’afflusso di metalli
preziosi provenienti dai possedimenti coloniali spagnoli, concedono in
Enfiteusi 45.000 ettari di terra. Con questa operazione, il panorama
agrario della Contea subisce profonde modifiche destinate ad avere lunga
durata. La concessione degli appezzamenti va da due ad ottanta ettari
circa, confermando così una linea di conduzione dei propri interessi di
tipo imprenditoriale che tende ad allargare la produzione agricola ed
ampliare la base lucrativa. Diversi concessionari appartenevano alla
nascente media borghesia, ma assieme ad essi anche numerosi contadini
che si impegnarono ad effettuare opere di bonifica e sistemazione
fondiaria, delimitarono i piccoli e grandi vignali con muri a secco
dando così un volto inconfondibile al territorio ibleo. Oltre
all’allevamento brado del bestiame e alla coltivazione dei cereali si
aggiungeva ora l’impianto di oliveti, carrubeti, vigneti, frutteti e
la coltivazione di canapa e lino.
L’affermazione
della piccola e media azienda agraria impedisce la nascita di un unico
centro urbano e favorisce invece lo sviluppo di un territorio produttivo
in cui crescono 12 comunità agricole urbanizzate che segnano, ancora
oggi, i tratti caratteristici di tutta l’area iblea.
L’autonomia
amministrativa della Contea ha contribuito alla formazione di giuristi,
magistrati, pubblici ufficiali e umanisti-filosofi come G.B. Hodierna e
T.Campailla. si è sviluppata inoltre una prestigiosa attività forense
e ha ricevuto legittimazione scientifica la “scuola medica
modicana”.
LA
CITTA’ DI VITTORIA
Nel
1607 la contessa Vittoria Colonna agevola energicamente un impresa di
grandissimo effetto civile, sociale ed economico: la fondazione della
città di Vittoria in c.da Boscopiano. Iniziò così l’insediamento e
la costruzione di un abitato dalle vie diritte dove ai nuovi abitanti si
prometteva la concessione gratuita in enfiteusi della terra,
l’assegnazione di una casa e l’esenzione per cinque anni dal
pagamento delle imposte.
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IL
TERREMOTO DEL 1693
L’11
gennaio 1693 un terribile terremoto bloccò il processo di sviluppo
economico,urbanistico e demografico del territorio ibleo. Tutta la
Sicilia venne colpita, città e campagne vennero devastate con grave
danno alle cose e migliaia furono i morti (60.000) di cui un quinto solo
nella Contea di Modica.
All’indomani del tragico evento nobili, massari e la nuova
borghesia procedettero alla ricostruzione muniti di grande fede e molto
coraggio. I nobili tradizionalisti ricostruirono i loro palazzi dove
sorgevano prima, gli altri preferirono edificare in contrada Patro, sul
pianoro più largo e spazioso, dando origine alla nuova Ragusa. Nel
Sud-Est della Sicilia si aprì un grande cantiere laboratorio dove
“mastri e maestri” diedero origine con grande creatività ad un
Barocco molto peculiare: chiese e palazzi dai caratteristici balconi
sorretti da mensoloni scolpiti si animarono di una ricerca artistica
caricaturale, goliardica e nello stesso tempo magica, dando origine ad
un patrimonio architettonico che si definisce un unicum nel quadro del
tardo barocco internazionale.
L’opera di ricostruzione fu abbastanza rapida. Pur tra
conflitti sociali essa seppe trarre giovamento dal precedente sviluppo
che aveva permesso di accumulare risorse economiche ed intellettuali e
tramite la committenza agricola e cittadina, assicurò occupazione a
molti lavoratori.
Alcune
città come Modica furono ricostruite nello stesso posto, altre si sono
estese o trovarono ubicazioni diverse come Scicli, Monterosso e
Giarratana, Vittoria situata nella piana, invece subisce un incremento
dovuto ai flussi migratori. Ragusa venne addirittura sdoppiata in due
comuni distinti che segneranno il futuro percorso storico della città
tra divisioni e riunificazioni.
Ferdinando II di Borbone
LA
SICLIA TERRA DI CONQUISTA
La
Sicilia passa dal 1693 al 1734 dalla dominazione spagnola a quella
piemontese, austriaca e infine ai Borboni di Napoli. Questo ha
comportato una ricostruzione a fasi alterne lungo il XVIII sec. La
favorevole congiuntura economica internazionale di questo periodo
permise una ripresa abbastanza rapida ed un imponente sviluppo anche
nelle campagne.l’economista Paolo Balsamo nel suo Giornale di Viaggio
in
Sicilia del 1809 scrive che la proprietà nella Contea di Modica
era costituita da piccoli fondi e che l’amore dei diretti proprietari
rende molto più produttivi i terreni.
La
costituzione del 1812, improntata sul modello inglese, mette fine al
feudalesimo, Modica diventa sede di un Distretto ricalcante l’attuale
provincia di Ragusa.
Palazzo La
Rocca, particolare
UNO
SVILUPPO CAPITALISTICO
Nell’Italia
unita la realtà economica del territorio ibleo era caratterizzata
principalmente dall’agricoltura e dal commercio dei prodotti agricoli
e del bestiame. Le
pochissime iniziative industriali, come l’impianto di una
Filanda a Ragusa Ibla di proprietà del barone Arezzo di Donnafugata per
la lavorazione del cotone e della canapa, avevano dovuto soccombere per
l’aggravamento delle tasse e la mancanza di attenzione da parte del
governo piemontese. Ciononostante le trasformazioni che hanno subito
lungo tutto il XIX sec. le strutture produttive ed in particolare
l’agricoltura dimostravano un vivace sviluppo di tutta l’area iblea,
la quale, da un’inchiesta condotta nel 1876 dall’agronomo Luigi
Della Fonte, risulta essere caratterizzata da una diffusa piccola e
media
proprietà terriera risalente alle concessioni enfiteutiche del
XV/XVI sec.(in netto contrasto con l’immagine statica e ristagnante
del Sud che aveva dato
la coeva inchiesta di Sonnino e Franchetti).
L’abolizione della feudalità nel 1812 aveva liberato da
vincoli ormai anacronistici le potenzialità economiche delle borghesie
cittadine che avevano lottato contro il potere feudale e adesso erano
pronte a svolgere un ruolo di leadership politica diventando
protagonisti delle trasformazioni intensive del vigneto e del carrubeto
agevolati anche dalla favorevole congiuntura internazionale.
Dal
1861 al 1901 la popolazione iblea subisce un eccezionale aumento, passa
da 126.000 a 207.000 abitanti, questo dato è un’ulteriore conferma
dello sviluppo capitalistico che interessava tutta l’area e che era
caratterizzato dalle prime esperienze di associazionismo (i comizi
agrari) aperte alla sperimentazione agricola. Modica, città mercantile
e dinamica, diventa capoluogo del circondario e acquisisce lo status di
piccola capitale per la graduale diffusione di cooperative,istituti di
credito, uffici, piccole e medie imprese artigianali e scuole. Tuttavia
il territorio ibleo non perde la sua caratteristica di area
policentrica, anche Vittoria e Ragusa subiscono consistenti incrementi
demografici.
LA
FERROVIA
Verso
il 1880 la questione ferroviara fa esplodere i contrasti municipalistici
tra i comuni vicini alla costa che avrebbero voluto un percorso
litoraneo e i comuni dell’entroterra che invece premevano per u n
tracciato interno. Alla fine fu raggiunto un compromesso la ferrovia
divenne una realtà nel territorio
Palazzo Zacco, particolare
LA
CRISI DI FINE ‘800
A
fine ‘800 il positivo andamento dell’economia iblea viene interrotto
dall’avvento della crisi agraria europea dovuta all’inserimento nel
mercato internazionale delle produzioni agricole provenienti
dall’America a prezzi competitivi. La guerra commerciale con la
Francia e lo scoppio dell’epidemia di filossera completarono il quadro
negativo in cui venne avvolta tutta la Sicilia ed in particolare
l’area iblea.
La squilibrata crescita demografica aveva alterato il precario
equilibrio tra popolazione e risorse e la crisi internazionale avevano
aggravato maggiormente lo stato di miseria della popolazione provocando
un acuto conflitto di classe che porterà alla nascita dei Fasci dei
Lavoratori le cui manifestazioni vengono represse con massacri.
Agli
inizi del ‘900 lentamente cominciò la ripresa e numerosi vigneti
furono ricostituiti su un ceppo americano situandosi nella fascia
costiera tra Scicli e Vittoria. Questo processo di agricoltura intensiva
prevedeva la sistemazione idraulica dei terreni, in particolare tutta la
zona di Scicli fu interessata dalla bonifica delle paludi che grazie
alle sovvenzioni statali dei primi anni ’20 permise la nascita di
aziende agricole produttive.
Ma
gli anni della Grande Guerra 1915/18 fecero ripiombare nella crisi la
produzione per la carenza progressiva della manodopera che provocò una
riduzione del 40% della produzione di grano. Dopo la prima guerra
mondiale si acutizza il conflitto sociale, l’enorme massa di
braccianti, spinta dal bisogno, si organizza e va direttamente allo
scontro con la piccola e media proprietà terriera ragusana (scioperi
del 1919/1922)
che è composta maggiormente da massari, questi non riescono a
far fronte
e non intendono piegarsi alle rivendicazioni dei contadini e
braccianti e rispondono con la violenza fascista radicalizzando in
questo modo lo scontro politico. Questi motivi hanno certamente
contribuito all’affermazione precoce del fascismo nell’area iblea.
ei
comuni vengono lasciati fuori dal flusso dei finanziamenti e penalizzati
politicamente.
via Chiaramonte, mensolone
di un balcone
GLI
ANNI DEL FASCISMO
La
politica filo agraria inaugurata dal fascismo non riuscì però a dare
le giuste risposte alla crisi mondiale dopo il ’29. la piccola
proprietà fu penalizzata dall’aumentato carico fiscale, dagli effetti
della deflazione e dall’obbligo di aumentare la produzione di grano
che registrò un insuccesso. Nel 1927 Ragusa con i suoi 50.000 abitanti,
superando Modica (43.000 ab.),
diventa capoluogo di provincia favorita dal gerarca-banchiere
Filippo Pennavaria che fa affluire alla neonata provincia grossi
finanziamenti destinati alla costruzione di opere pubbliche mentre la
maggior parte d
piazza Poste, Monumento
IL
DOPOGUERRA
I
mesi di dicembre-gennaio 1944-45 furono caratterizzati da una forte
tensione sociale dovuta specificatamente a due provvedimenti: il primo
riguardava la richiesta agli agricoltori di conferire ai granai del
popolo in aggiunta altri 25 kg di grano e il secondo riguardava la
chiamata alle armi dei giovani delle classi 1922-23-24 motivato
dall’esigenza del governo di partecipare alla guerra contro i tedeschi
con truppe regolari a fianco degli alleati. I tumulti non seguirono un
piano preordinato erano alimentati soprattutto dalle disperate
condizioni di vita in cui versava la popolazione dopo cinque anni di
stato di guerra. Il movimento dei “non si parte”fu rievocato nel
libro “una donna di Ragusa” scritto da Maria Occhipinti, una
“pasionaria” che ha vissuto le giornate di lotta del gennaio 1945:
era al quinto mese di gravidanza quando si distese davanti alle ruote
del camion che rastrellava i ragazzi renitenti, poi finì in carcere al
confino.
Finita la guerra la popolazione iblea tenta, come in tanti altri
posti, di risollevarsi dallo sfacelo. Nel 1951 l’ABCD, azienda
impegnata nell’estrazione del calcare bituminoso, dopo essere passata
ad un nuovo gruppo con la partecipazione di minoranza dell’IRI, si
impegnò a sperimentare nuove produzioni attraverso l’impianto di un
cementificio.
Cementificio ex ABCD
IL
PETROLIO
Nell’ottobre
del 1953 la scoperta nel sottosuolo di giacimenti petroliferi oltre a
creare una serie di grandi aspettative, rese visibile la provincia di
Ragusa in tutta Italia, rompendo così quell’isolamento in cui aveva
vissuto fino ad allora tutta la comunità iblea, dovuto principalmente
alla sua posizione geografica che la colloca più a sud di Tunisi in
estrema periferia. La rapida diffusione dei mezzi di comunicazione di
massa e il maggiore flusso di persone proveniente dall’esterno,
avevano influito come elemento di rottura nei confronti della cultura
tradizionale. Ma l’auspicato decollo industriale non ci fu.
Cominciarono a svilupparsi invece una serie di piccole e medie aziende
operanti in vari settori. Anche le produzioni agricole vennero
incrementate grazie all’ingegnosità delle c coltivazioni in serra.
Estrazione del petrolio
L’ORO
VERDE
Alla
fine degli anni ’50 i contadini avevano acquisito, attraverso la
sperimentazione diretta sul campo, nuove conoscenze tecniche che
garantivano una maggiore produzione. La serra mediterranea è una serra
malconcia e sgangherata, fatta di materiale povero, viene scoperta a
poco a poco,come un fatto dinamico passa dalla cannizzata alla pala di
ficodindia addossata a protezione. Questo è un elemento non di
debolezza, ma di forza e lo ha dimostrato l’andamento crescente dei
redditi agricoli. Legno e plastica sono stati la forma più economica
per impiantare le serre e gli strumenti tecnici basilari che hanno
consentito lo sfruttamento anche delle terre peggiori, ma questo non
sarebbe bastato se i contadini non si fossero associati in cooperative
per affrontare meglio le difficoltà.
Coltivazioni in serra
GLI
ANNI ‘60
Gli
anni del Miracolo Economico hanno determinato trasformazioni in molti
aspetti della vita quotidiana. Cambiamenti, anche se non immediati né
uniformi, toccarono la famiglia, i consumi, la cultura (lo strumento
principale dell’unificazione culturale fu la televisione),il tempo
libero, il linguaggio ed anche le abitudini sessuali. Uno d egli aspetti
peggiori delle suddette trasformazioni fu l’incontrollata speculazione
edilizia che ha determinato un grave disordine urbanistico. Anche i
ragusani tornarono a costruire dove non si sarebbe mai dovuto: dal
censimento del 1981 si rilevano 3 abitazioni ogni 2 famiglie, 4.000 case
di villeggiatura e 26 agglomerati abusivi di cui molti nella fascia
costiera. Il nuovo piano regolatore, bandito nel 1956, prevedeva la
demolizione di interi quartieri e di interi isolati attorno alle chiese
del
SS. Salvatore, dell’Ecce Homo, di San Giovanni, di San Vito,
della chiesa dell’Idria e del Portale di San Giorgio. Inoltre era
prevista la costruzione di 12 nuovi ponti sulle vallate,,“i ponti sul
fiume verde”, ed una
espansione sui pianori delle contrade circostanti. Buona parte di
quei progetti non sono stati attuati per l’opposizione di un
“Comitato promotore contro le demolizioni”, ma alcuni guasti di quel
piano regolatore sono ancora visibili nel centro storico di Ragusa
superiore o in altre aree come il quartiere “Palazzello”.
Ragusa
Ibla si salvò da questo vento di “innovazione distruttiva” grazie
all’indifferenza sia degli amministratori locali che da parte della
comunità iblea che alimentò la tendenza verso l’abbandono : nel 1951
Ibla contava ancora 6.917 abitanti, nell’’81 questi erano scesi a
3.875. la Legge speciale su Ragusa Ibla del 1981 ha cercato di mettere
un
freno alle distruzioni e di puntare sul recupero dell’identità
e delle tradizioni dei cittadini ragusani. Dopo un decennio di quasi
inutilizzo della legge speciale, l’antico centro storico vide con
lentezza la propria rinascita, cominciarono a comparire alcuni locali di
ritrovo, circoli privati che attraevano un pubblico dapprima prettamente
giovanile, tramite iniziative culturali (musica, poesia, pittura…).
Queste iniziative, assieme alla lungimirante Legge Speciale,
diedero l’input alla rivalutazione delle bellezze del Barocco
Ibleo. Lentamente cambiò anche l’atteggiamento culturale della
cittadinanza nei confronti del centro storico, non più visto come
un’insieme di vecchie case fatiscenti, buie e umide, ma come uno
spazio impregnato di storia, cultura e bellezze architettoniche molto
suggestive e quindi uno spazio da conquistare e da vivere.
Giuseppe La Cognata
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